Crescere in una famiglia musicale di classe media non doveva essere facile nella Russia di Stalin. Figlia di un cantante d'opera e di un'insegnante di musica, non c'è da stupirsi se la piccola Marina Malinina sognasse una carriera in campo musicale. Ma durante l'adolescenza si interessò alla chimica, che certamente in Unione Sovietica offriva più opportunità del canto. Dopo il diploma di scuola superiore, ottenuto nel 1929, Marina trovò impiego in una fabbrica di colori; lì incontrò e sposò Sergej Raskov (prendendo il nome di Raskova). L'anno successivo Marina cominciò a lavorare come tecnico di laboratorio presso l'Accademia dell'aviazione militare sovietica Žukovskij, dove ebbe inizio la sua insopprimibile fascinazione per il volo.
Due anni dopo la Raskova si arruolò nell'aviazione dell'Armata Rossa, diventando navigatrice nel 1934; un anno più tardi ricevette il certificato di pilota aeronautico mentre insegnava navigazione. In un mondo travolto dall'entusiasmo (e da un certo interesse pruriginoso) per le aviatrici, si unì ad altre due donne pilota, Polina Osipenko e Valentina Grizodubova, per battere una serie di record di volo su lunga distanza. In particolare è rimasto famoso il "volo della Rodina" (un Tupolev DB-2B modificato), con cui nel 1938 le tre donne volarono da Mosca a Komsomolsk (circa 3700 miglia). Per quest'impresa furono le prime donne a ricevere la medaglia di eroe dell'Unione Sovietica.
Ma il destino di Marina cambiò nel 1941, quando i tedeschi lanciarono l'Operazione Barbarossa. In qualità di "eroina", infatti, riuscì a convincere Stalin a farle costituire dei reggimenti composti da personale interamente femminile, dai piloti ai meccanici. Benché gli aerei russi fossero obsoleti (come la maggior parte delle attrezzature dell'Armata Rossa), Marina costituì il 587º Reggimento da bombardamento in picchiata (che, comandato dalla stessa Raskova, sganciò un totale di 980 tonnellate di bombe sui nemici), il 588º Reggimento da bombardamento notturno (che tormentò a tal punto i tedeschi da guadagnarsi il soprannome di "Streghe della notte") e il 586° reggimento caccia (che abbatté 38 aerei nemici durante il servizio di scorta ai bombardieri). Nei cieli infuocati sopra la Russia, la battaglia infuriava e le perdite erano alte: la Raskova restò uccisa nel gennaio del 1943, mentre tentava un atterraggio di fortuna sulle rive del Volga.