Non sono molte le persone il cui nome è diventato sinonimo di "astuzia e doppiezza". Ma Niccolò Machiavelli, diplomatico fiorentino e autore de Il Principe, è il "padre della politica moderna". Benché abbia scritto molti altri libri, è il suo manuale per politici di qualsiasi livello sull'impiego dell'astuzia e sulla mancanza di scrupoli che lo ha reso celebre in tutto il mondo.
Nel maggio del 1469, in un periodo in cui città-stato rivali e potenze di tutta Europa combattevano in Italia, Niccolò di Bernardo dei Machiavelli nacque a Firenze dall'avvocato Bernardo e da sua moglie Bartolomea. Relativamente istruito in grammatica, retorica e latino, Niccolò fu uno studente mediocre. Ciononostante, quando nel 1494 i fiorentini espulsero i Medici dal governo e proclamarono la repubblica, il giovane Niccolò diventò un diplomatico del nuovo stato indipendente, navigando nelle infide acque della diplomazia rinascimentale e guadagnandosi una reputazione per la tortuosità e la sfrontatezza dei suoi intrighi per il bene della repubblica... fino al ritorno al potere dei Medici nel 1512.
Machiavelli fu arrestato, torturato, rilasciato e interdetto da qualsiasi altro ruolo in politica. Sfruttando il tempo libero ebbe l'opportunità di leggere la storia romana, di riflettere sul successo politico dei Borgia (e sul loro tentativo fallito di unificare l'Italia) e di scrivere trattati politici, in particolare Il Principe. Nonostante Papa Clemente VII (come tutti gli idealisti nei secoli successivi) l'avesse condannato per il suo presunto sostegno alla liceità di governare con la frode e la paura, il libro entrò nell'elenco europeo delle "grandi opere". In seguito Niccolò scrisse i Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio (un testo su come dovrebbe essere strutturata una repubblica) e Sull'arte della guerra (un perspicace trattato di strategia e tattica). Morì nel 1527, dopo aver vissuto abbastanza tranquillamente per una decina d'anni in un piccolo paesino fuori Firenze.