Siddhartha, che un giorno sarebbe stato conosciuto come Buddha ("il risvegliato" o "l'illuminato"), sembrava destinato a diventare una delle persone più influenti della civiltà. Nato intorno al 500 a.C., figlio di un re del clan degli Śākya, il principe visse nell'opulenza nel palazzo, lontano dalle miserie e dalle sofferenze del mondo. Si sposò a 16 anni e visse in felice isolamento con la sua bellissima moglie per i successivi 13 anni. Ma, cedendo alla curiosità, un giorno scappò dal palazzo e si trovò di fronte alla realtà della fragilità, dell'ignoranza e della crudeltà umana.
Siddhartha fu così sopraffatto che il giorno dopo lasciò il regno, la moglie, il figlio e tutti i suoi bei vestiti per condurre una vita da asceta, cercando la via per liberare l'umanità dall'universale sofferenza. Per sei anni girovagò, riflettendo; presto incominciò a incoraggiare quelli che incontrava a intraprendere un cammino di moderazione, la "Via di mezzo". Poi sedette sotto un albero di pipal (l'Albero della Bodhi, ora venerato nel tempio Mahabodhi), giurando di non alzarsi finché non avesse compreso la "verità". Dopo alcuni giorni, ebbe una visione, un momento di pura illuminazione... e diventò il Buddha.
Compenetrato dalla rivelazione, Siddhartha era restio a insegnare ai seguaci ciò che aveva compreso perché riteneva che non si potesse comunicare a parole. Secondo la leggenda buddista, fu il dio Brahma che lo convinse a divulgare la sua visione. Così il Buddha girovagò per i suoi rimanenti 80 anni, predicando la via del Dharma, nel tentativo di condurre altri all'illuminazione. Poi morì per intossicazione alimentare (o per l'età avanzata, su questo si discute ancora) e finalmente entrò nel Parinirvāna.