Haji Huud nacque vicino a Damasco in una famiglia reale islamica (il padre era il sultano di Samarcanda). A quanto sembra fu piuttosto precoce, dato che diventò un Hafiz Qur'an (una persona che ha memorizzato l'intero libro sacro) alla tenera età di 14 anni. Alla stessa età, nel 1039 d.C., suo padre morì e Haji divenne sultano. Fu un abile amministratore, amato dai sudditi, ma continuava ad avere delle visioni in cui un angelo gli diceva che avrebbe dovuto lasciare il suo regno terreno e dedicare il resto della vita sul cammino della devozione islamica. Così a 28 anni Haji Huud partì per la Mecca.
Per 36 anni Haji partecipò annualmente al pellegrinaggio islamico dell'Hajj, vivendo a tutti gli effetti alla Mecca; inoltre passò molto tempo a Medina (un'altra città santa). A un certo punto, tra tutte le preghiere e i pellegrinaggi, ebbe l'ispirazione divina di diffondere l'Islam in India. Recatosi a Chist, in Persia, ricevette una formazione spirituale dal mistico sufi Hazrat Khwaja Abu Yusuf Nasiruddin Chisti, dopodiché torno brevemente a Samarcanda per raccogliere un seguito di 200 persone (che includeva suo figlio, Ismail Kadri) e partì per Patan, in India.
In quella città Haji Huud si inimicò subito i preti del tempio, a quanto pare perché uccise la loro tigre. Quando i sacerdoti informarono Karandev, principe del Gujarat, questi si infuriò e ordinò di arrestare gli stranieri. Ma non appena si avvicinarono ad Haji, i soldati (così narra la leggenda) sprofondarono nel suolo. Sentendoli implorare, Haji ordinò alla terra di liberarli... e a quel punto l'intero esercito si convertì all'istante all'Islam. Dopo qualche altro miracolo anche Karandev fece lo stesso, ordinando la costruzione della prima moschea a Patan.
Haji Huud continuò a vivere a Patan per 51 anni senza mai tornare a casa. Grazie alla sua opera, migliaia di abitanti dell'India settentrionale e del Pakistan accettarono l'Islam. A causa della sua fede, Huud visse fino all'età di 116 anni, morendo pacificamente nel 1141.