Nato a Woolsthorpe in una famiglia di contadini nel 1643, quando morì nel 1727 sir Isaac Newton viveva con una nipote vicino a Winchester... ricco, famoso, irascibile, irritante e infermo, con pochi amici che si preoccupavano della sua stabilità mentale. Molti sostengono che si tratti del più grande genio mai vissuto, ma nel XX secolo Einstein avrebbe rovesciato la maggior parte delle leggi di Newton e avrebbe reso spazio, moto e distanza concetti relativi anziché assoluti.
Alla King's School, a Grantham, Isaac cominciò a esplorare l'affascinante mondo della fisica. A dodici anni la madre lo fece smettere di studiare per farne un agricoltore, ma il progetto fallì miseramente. Ben presto il giovane Isaac tornò alla King's School per completare gli studi; nel 1661, con l'aiuto di uno zio, fu accettato in un programma di "lavoro-studio" all'Università di Cambridge. Quando la peste squassò l'Inghilterra, Newton tornò a casa per 18 mesi, durante i quali sviluppò il suo metodo di calcolo infinitesimale, la sua teoria della luce e del colore e varie intuizioni sulle leggi che regolano il moto dei pianeti. Queste ultime formarono la base del suo capolavoro, il Philosophiae Naturalis Principia Mathematica, considerato il singolo trattato di fisica più influente della storia.
Nel frattempo Newton aveva incamerato un altro paio di lauree (era tornato a Cambridge), occupato varie posizioni da insegnante, pubblicato la sua controversa (scientificamente parlando) opera sull'ottica, aveva avuto un paio di crolli nervosi e si era dedicato a diverse faide accademiche (alcune piuttosto violente). Nel 1687 la pubblicazione del Principia fece di Newton una celebrità internazionale: grazie alla sua visibilità pubblica nel 1689 fu eletto per rappresentare Cambridge nel Parlamento, avviando un interesse verso l'amministrazione pubblica che l'avrebbe accompagnato fino alla morte. Così Newton scambiò una vita di ricerche scientifiche con una carriera di prestigio politico.