Della vita del matematico e astronomo Aryabhata, nato intorno al 476 d.C. nell'India centrale, abbiamo ben poche notizie; gli studiosi sanno solo che compì i suoi studi a Kusumapura, l'odierna Patna. Sembra anche che a un certo punto sia diventato capo di un'istituzione universitaria in quella città... o forse a Nalanda... anche se forse si trattava dell'osservatorio di Taregana. Per concludere, non sappiamo neppure dove o quando sia morto, anche se tutto sembra indicare una data intorno al 550.
Se la vita di Aryabhata è avvolta nel mistero, la sua opera è invece ben conosciuta, dal momento che ha gettato le basi di molti concetti fondamentali della matematica e dell'astronomia moderne. Tra i molti lavori scientifici che ha scritto il più famoso è certamente l'Aryabhativa, un trattato in quattro capitoli e 108 versi che tocca molti argomenti, tra cui regole di misurazione e calcoli algebrici, aritmetica e trigonometria piana e sferica. Inoltre è inclusa una tavola dei seni e metodi per la risoluzione di equazioni quadratiche. Nel processo di esposizione viene utilizzata una numerazione posizionale con lettere per indicare le incognite e un'approssimazione del valore di pi greco accurata al quarto decimale.
Tutto questo, secondo i suoi studenti, Aryabhata l'aveva già ottenuto all'età di 23 anni. E se i risultati matematici non fossero sufficienti, l'Aryahativa offre anche diversi calcoli astronomici, utili in particolare per determinare i periodi dei pianeti nel sistema solare. Usando il valore di pi greco, Aryabhata calcolò che la terra aveva una circonferenza di 39.968 km... una stima corretta al 98,8%, molto più precisa di altre fino a quando gli europei non scoprirono che la terra non era piatta.
Per secoli l'Aryabhativa restò sconosciuta nel resto del mondo, finché i sapienti musulmani non la tradussero nel IX secolo. Da lì si diffuse fino ad arrivare in Europa all'inizio del Duecento, giusto in tempo per contribuire alla "rivoluzione astronomica".