Una delle prime artiste a guadagnarsi una fama europea, Sofonisba Anguissola, nata nel 1532 a Cremona, divenne famosa soprattutto per i suoi ritratti di reali. Era la maggiore dei sette figli (di cui sei ragazze) di una famiglia nobile: per educare in modo appropriato le giovani donne, il padre Amilcare si fece guidare dagli scritti di Baldassare Castiglione. Così nel 1546 Sofonisba venne mandata alla scuola di Bernardino Campi, un promettente pittore locale. Nei dieci anni successivi imparò a fondo l'arte e produsse circa 30 opere, per la maggior parte ritratti di amici e parenti come il famoso Lucia, Minerva ed Europa Anguissola giocano a scacchi.
Per promuovere il talento di sua figlia, Amilcare mandò i suoi ritratti a Papa Giulio III e alla corte degli Estensi a Ferrara. I dipinti si guadagnarono l'elogio di artisti come Michelangelo, che la incontrò mentre era in viaggio a Roma e per il quale, sfidata a dar prova della sua bravura, Sofonisba disegnò il Fanciullo morso da un granchio. Per due anni i due si scambiarono schizzi; Sofonisba ricevette da Michelangelo importanti consigli e incoraggiamento.
La fama della Anguissola si diffuse: nel 1559 fu invitata a Madrid alla corte di Filippo II, dove dipinse i ritratti dell'Infanta e della regina di Spagna, di cui fu anche dama di corte. Intorno al 1571, con una dote fornita dal re, Sofonisba sposò un siciliano, Fabrizio de Moncada, ma otto anni dopo restò vedova. Quando si imbarcò su una nave per tornare a Cremona, si innamorò "pazzamente" del capitano, il focoso nobile Orazio Lomellino. La coppia visse felice a Genova fino al 1620, abbastanza agiatamente grazie alla generosa rendita fornita da Filippo II e al patrimonio di Lomellino. Durante questi anni Sofonisba dipinse poco. Morì a Palermo nel 1625, lasciando Orazio e una schiera di nipoti.