Donato di Niccolò di Betto Bardi nacque a Firenze intorno al 1386 e morì nella stessa città nel 1466, dopo aver passato produttivamente ottant'anni di vita a scolpire. La carica drammatica e l'espressività delle sue opere fanno di lui il più grande scultore del Rinascimento; di lui ha scritto il Vasari: "renduto ha vita a' marmi, affetto et atto: che più, se non parlar, può dar natura?"
Figlio di un artigiano, Donatello fu istruito nella casa dei Martelli, una famiglia di banchieri nonché patroni delle arti. Nel 1403 entrò come apprendista nella bottega dell'orafo e scultore Lorenzo Ghiberti, aiutandolo a realizzare le statue dei profeti per il battistero della cattedrale di Firenze. Il Vasari racconta anche che strinse amicizia con Brunelleschi; i due passarono diverso tempo a Roma, osservando i copiosi resti antichi e arrivando addirittura a scavare quando li vedevano affiorare dal terreno. Non c'è dubbio che in seguito Donatello abbia incorporato diversi stilemi classici nelle sue opere. Nei vent'anni successivi portò a compimento alcuni dei più grandi capolavori del Rinascimento: un San Giorgio marmoreo, un colossale Giovanni Evangelista, il suo famoso David di bronzo e il rilievo bronzeo del Banchetto di Erode.
Dal 1443 al 1453 Donatello lavorò a Padova, realizzando l'intero altare della basilica del Santo e il monumento equestre del condottiero Gattamelata. Gli ultimi anni della sua vita li passò a Firenze, più che altro svolgendo commissioni per i Medici. Tra le ultime opere non si può non citare l'indimenticabile Maddalena penitente, creata per il convento di Santa Maria di Castello e destinata forse a fornire conforto e ispirazione alle prostitute pentite che vi riparavano. Donatello ha lasciato il segno con la straordinaria forza delle sue figure: il suo lavoro ha influenzato gli scultori successivi per secoli, a partire da Michelangelo. Morì per cause naturali; il suo ultimo lavoro fu completato dall'apprendista Bertoldo di Giovanni.